Ecco a voi un succoso report del viaggio in Iran, si avete capito bene in Iran, dell'ottimo rider Grenade Nicola Borella.
Sono a Livigno e le condizioni sono da paura, un botto di neve fresca e park tirato a biliardo. Ho appena finito di saltare in fresca quando mi arriva una telefonata “Nik, c’è la possibilità di andare 3 giorni in Iran per fare una demo, però devi farmi sapere subito se per te va bene perché bisogna partire dopodomani!”…non so perché ma non ci ho pensato nemmeno un secondo, ho detto subito di si…tanti avranno pensato che fossi matto, ma l’idea di andare in Iran e per di più a fare snowboard ha stuzzicato subito la mi fantasia …e ripensandoci ne è valsa proprio la pena.
Partiamo con ordine. Il Pina passa a prendermi a Bergamo per andare a Malpensa dove ci incontriamo con Patrick Pattori e Andreas Kondrak (ski freestyle). Assieme ci dirigiamo al check-in dove ci aspetta la prima sorpresa. Il passaporto di Andreas ha validità per soli 4 mesi e mezzo e per poter andare in Iran deve avere validità almeno di 6 mesi. Morale della favola non siamo ancora partiti ed abbiamo già perso un compagno, il viaggio per lui finisce a Milano. Alle 17:30 si parte, scalo di un paio d’ore ad Istanbul e poi via verso la nostra meta, Tehran. Arriviamo alle 5 del mattino e ad attenderci c’è un minibus che ci aspetta per portarci subito verso le montagne che distano circa un paio d’ore dalla capitale, che si trova a ben 1.600 mt s.l.m.
Ne approfittiamo per riposare un po, anche se la guida a scatti dell’autista e gli ammortizzatori scoppiati del pulmino a cui va aggiunto il traffico e il modo di guidare degli iraniani(sono dei pazzi!) non ci permettono un riposo ottimale…ne approfittiamo quindi per scattare qualche foto. Verso le 8:00 Arriviamo in montagna…e che montagna, siamo a Shemshaka che si trova a 2.800 mt e i cui impianti arrivano addirittura a 3.600 mt.
Qui incontriamo il nostro contatto, Mauro, un italiano che si trova li per allenare la squadra nazionale di snowboard iraniana. Il tempo di scambiare due chiacchiere e ci concediamo 3 orette di riposo. Al risveglio ci dirigiamo verso il punto di ritrovo, il jump. Mauro ci aveva anticipato che non sarebbe stato come quelli a cui siamo abituati “noi” ma che comunque avremmo avuto il tempo per dare qualche ultimo ritocco a pala. Prendiamo la seggiovia e andiamo a vedere questo jump, pronti a tutto.
…..eravamo veramente pronti a tutto, ma questo jump superava qualsiasi possibile limite della parola “tutto”. Mi viene difficile esprimere quello che abbiamo pensato non appena abbiamo visto la “struttura” se non attraverso quello che tutti e tre abbiamo esclamato non appena l’abbiamo visto “Noooooo!!” Un kiker alto un paio di metri in mezzo a una pista piatta… con atterraggio in una specie di fossa!!
Guardiamo per mezz’oretta il jump con aria titubante cercando di capire come poter risolvere la situazione quando ci viene un idea….utilizzare il bordo del kiker come landing e costruire un kiker sul kiker...difficile da spiegare quanto da realizzare. Mauro ci manda uno squadrone di shaper…una decina tra vecchi e bambini non certo attrezzati per poter lavorare al meglio sulla neve. Non vi dico nemmeno quanto è stato difficile spiegargli cosa volevamo fare e nemmeno quanto è stato difficile provare a farci dare in mano le pale…non ne volevano sapere di darci le pale,bhoo!!
Paliamo tutto il pomeriggio,si fa sera e la nostra demo è rinviata alle 21:00 visto che la gara di parallelo organizzata dalla nokia sta andando per le lunghe.
Decidiamo quindi di andare un attimo al caldo e di tornare dopo. Quando torniamo troviamo circa 200 persone in piedi sulla partenza, sulla rincora, sul kiker, sul flat e sul landing…erano ovunque!! Cerchiamo di liberare la zona a fatica e convinciamo Mauro a interrompere la gara per farci fare subito la demo prima che il salto venga sbriciolato dagli spettatori esagitati. In mezzo a un pubblico numerosissimo e fin troppo caloroso iniziamo la nostra demo.
Neanche il tempo di iniziare e una delle due lampade che illuminano il jump salta, in più la gente si stringe intorno alla struttura. in pratica bisognava salatare al buio e in un corridoio strettissimo di persone.
Un piccolissimo errore e prendevi qualcuno. Immancabilmente durante un bs 5 atterro un pelo storto, nemmeno il tempo di girarmi e sono gia nel pubblico, ne prendo uno sulla tibia, provo ad accertarmi delle sue condizioni ma per loro è come se nulla fosse, lo show deve andare avanti.
Tempo di fare 4 salti a testa e vediamo che i rider del posto si allacciano e si buttano sul kiker provando ogni sorta di cappottone. Chi atterra di testa, chi atterra tra la gente, insomma il caos più completo. Proviamo a raggiungere la partenza ma è impossibile, ormai gli iraniani hanno scoperto il freestyle e vogliono saltare loro, tant’è vero che interviene pure la polizia per calmarli ma nulla da fare. La polizia decide di distruggere il kiker, interrompere tutto e riprendere con la gara di parallelo, demo finita.
Torniamo in camera, mangiamo e Mauro ci propone di andare ad un party a casa di un suo amico. In Iran l’alcool è proibito per legge e quindi non esistendo pub e discoteche la gente si ritrova a fare festa in casa….piccolo particolare… il suo amico era un industriale iraniano e tra gli invitati c’erano l’importatore in Iran di RedBull, e il distributore negli emirati Arabi di Burton…non vi dico nemmeno in che razza di party siamo finiti!!
Le nostre solite 3 orette di riposo e il giorno ci ritroviamo con Mauro, chiamiamo un taxi e ci spostiamo a Dizin che dista 20 minuti di macchina e che è lo spot piu famoso per il freeride.
Sfortunatamente la giornata è abbastanza calda e la fresca finisce per diventare molto bagnata e pesante.
Passiamo cmq una giornata divertente snowboardando in una realtà che per certi versi assomiglia molto alla nostra anche se tecnologicamente arretrata di una quindicina d’anni e per altri versi è distante anni luce.
La gente si dimostra nuovamente calorosa e ospitale tant’è che conosciamo Boss (un maestro di sci che poi scoprirò essere il cugino del famoso rider Darius Heritschian) che finita la snowboardata si offre di riportarci a Theran e ci invita a cenare a casa sua. Si fanno le 23:00, è ora di chiamare il taxi e andare in aeroporto. L’avventura in Iran è giunta al termine. Siamo rimasti pochissimo tempo ma ciò nonostante sono rimasto colpito e affascinato positivamente da questo posto e da questa gente, tant’è che spero di poterci tornare presto (magari per qualche giorno in più) per poterlo visitare a fondo e per poter godere appieno dell’ottimo freeride che offre.
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